Ma cosa sono queste Cheradi?

Le isole che chiudono la rada di mar Grande sono per molti delle illustri sconosciute. Scopriamone qualcosa in più

Non è stato semplice scegliere un nome per questo blog. Siti, pagine social, associazioni e giornali dedicati a Taranto si sprecano. Trovare, quindi, un nome originale ma legato a qualcosa che fosse identificativo del territorio non era affatto semplice.

E tuttavia, nessuno (secondo quanto venuto a nostra conoscenza) aveva sinora pensato di intitolare qualcosa alle Cheradi.

Curioso.

Già, perché le due isole che silenziosamente osservano la città allo stesso tempo ne fanno parte e ne sono estranee. Sono accessibili a tutti (almeno l’isola di San Pietro, che d’estate diviene un’oasi balneare a disposizione di chiunque voglia passare una giornata diversa dal solito) eppure ancora sconosciute ai più. Insomma, sono, se vogliamo, un’ottima metafora del nostro territorio, delle sue tante bellezze, nascoste sotto gli occhi di tutti.

E a dirla tutta, le Cheradi non sono soltanto un gran bel posto. Sono anche piuttosto ricche di Storia. Come racconta sul proprio sito la Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli (impegnata nella diffusione della cultura del mare), le isole, in un’epoca remota, non erano isole ed erano raggiungibili a piedi da punta Rondinella, per cui furono assiduamente frequentate dai tarantini del tempo. Non solo, ma una volta circondate dal mare, divennero un luogo di estrema attrattiva per chi cercava una vita di meditazione e di preghiera, dai frati basiliani alla leggendaria figura di Santa Sofronia, giovane tarantina che si sarebbe trasferita a vivere da eremita sull’isola di San Pietro e il cui corpo sarebbe poi stato traslato nuovamente in città con tutti gli onori.

Il tutto senza bisogno di ricordare l’utilizzo militare che le ha caratterizzate dall’epoca napoleonica ad oggi. Celebre la figura del generale francese Pierre de Laclos, famoso più come letterato che come militare in quanto autore del classico della letteratura francese Les liaisons dangereuses (Le relazioni pericolose), che proprio sull’isola di San Paolo fu sepolto nel fortino che portava il suo nome (e che fu distrutto in epoca postunitaria per far posto alla batteria Aubry e alla torre corazzata Umberto I).

Già, ma cosa vogliono rappresentare le Cheradi per noi?

Come detto, un simbolo di una ricchezza da conoscere e da valorizzare, come tante ce ne sono a Taranto. Ma anche un osservatorio privilegiato. Idealmente appostati sulle banchine di San Paolo o sulle spiagge di San Pietro possiamo scegliere se voltarci verso la città, per osservarne e raccontarne le vicende, o verso il mare aperto, per raccontare il mondo che ci sta intorno.

P.S: lo sapevate che le isole erano tre, e che oltre a San Paolo e San Pietro c’era la piccolissima isola di San Nicolicchio, distrutta quando fu realizzato il porto mercantile? Divertitevi a cercarla su questa carta nautica del 1891:

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

2 thoughts on “Ma cosa sono queste Cheradi?

  1. Gianni Palumbo says:

    Complimenti per l’articolo e auguri per la nascita di questo blog che promette di essere un punto di riferimento per chi ama la seria e “sana”informazione .

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