Fanno discutere i cantieri in città vecchia fra via Garibaldi e via di Mezzo
Da qualche anno, passeggiando fra i vicoli più antichi di Taranto, si possono trovare tanti cantieri aperti, con grandi cartelloni che parlano della rinascita cittadina. La direzione intrapresa è quella giusta? La complicata storia del recupero e del risanamento nacque molti decenni fa, forse secoli, ma ripercorriamo in maniera estremamente sintetica le fasi principali.
La soluzione adottata in epoca fascista fu il “piccone”. Si rase al suolo il pittaggio “Turripenne” fra il vasto e la chiesa di San Giuseppe, rimpiazzati con nuova edilizia popolare. Nei decenni successivi qualcuno propose di completare il piano di demolizione (ad esempio con il progetto “Manhattan”), ma poi si affermò un nuovo paradigma che non voleva più abbattere, ma recuperare e restaurare ciò che era esistente. Così negli anni ‘70 fu pensato il Piano Blandino, che riuscì, ad esempio, a risanare la zona di via Cava. Poi però il fermento si arrestò e il piano non fu più attuato nella sua interezza. Quella zona della città, così centrale in realtà, divenne paradossalmente sempre più “periferica” nella vita di molti tarantini, ma le vicende politiche di questi ultimi cinquant’anni sono state complesse.
Eppure, nonostante le finanze comunali dissestate negli anni 2000, qualcosa negli ultimi 10 anni si è mosso. Tante iniziative culturali, associazioni sempre più attive nella promozione turistica, privati cittadini che hanno deciso di investire sul territorio ed hanno aperto floride attività commerciali (specialmente nell’area universitaria) o anche la Diocesi che ha finanziato il restauro di alcuni edifici fortemente legati alla storia tarantina, come la chiesa della Madonna della Salute o Palazzo Santacroce (oltre al MUDI). Anche il Comune, risanate le finanze e potendo usufruire di alcuni importanti fondi statali, ha iniziato diverse importanti opere di recupero. E tuttavia giungiamo alla questione di oggi: questi cantieri vogliono risanare o vogliono di nuovo picconare?
Carmine De Gregorio, Presidente dell’associazione Nobilissima Taranto, meno di un mese fa ha convocato una conferenza stampa in cui, con il supporto di altri illustri personaggi della cultura cittadina, ha criticato duramente i criteri e i metodi di lavoro sostenuti dall’amministrazione. Particolarmente sotto osservazione l’opera che si sta compiendo tra via Garibaldi e via Di Mezzo, nei pressi della Chiesa di San Giuseppe. Quell’area è stata inaccessibile e murata fisicamente alla cittadinanza per decenni, per motivi di sicurezza. Finalmente è stata inserita in un cantiere anche per la previsione di “social housing” e di residenza per studenti universitari. Eppure, i lavori iniziati lasciano molti dubbi, anche circa il rispetto dei criteri del Piano Blandino stesso. Carmine De Gregorio è ritornato poi sull’argomento con un post su Facebook, condiviso in fondo all’articolo. Qui si può trovare anche un confronto fra le immagini satellitari pre-lavori e quelle di oggi. La domanda sorge spontanea: cosa sta succedendo?
P.s. La questione è all’ordine del giorno nel Question time di oggi.

