Povera Taranto, povero calcio rossoblu

Il presidente Giove lascia: una provocazione? La vicenda ‘Iacovone’ e l’incapacità organizzativa dei Giochi del Mediterrano. Il tutto sulla pelle dei cittadini

Povero Taranto, povero calcio rossoblu. Povera città. Maltrattati, bistrattati, osteggiati. Una lotta continua senza prigionieri. Masochismo allo stato puro. È come se una maledizione impedisse a questa splendida e sfortunata città di poter emergere, quantomeno rendersi vivibile, più serena. L’ultima sul calcio rossoblu è l’ennesima dimostrazione che la farsa prevale sulla concretezza, che la perfidia sovrasta la normalità. Il Taranto è l’esempio lampante dell’inesistente senso di comunità che pervade ogni angolo della città. Una città soggiogata all’ego e agli interessi personali e a quelli dei faccendieri di professione. Una città ammanettata dalle strategie di uno Stato che la impone ‘strategica’. E scusate il gioco di parole.

Può il calcio sfuggire a queste logiche perverse? Nient’affatto. Perché in questa battaglia le colpe sono di tutti: da una società in cui il presidente Giove ha mostrato e mostra tutti i suoi limiti, a una classe politica – a tutti i livelli istituzionali – inetta, abile nei giochi di palazzo ma incapace sui Giochi del Mediterraneo. La vicenda dello stadio ‘Iacovone’ è solo l’apice di una assurda gestione organizzativa che sfiora davvero la comicità.

Giove non è un presidente amato dai tifosi, o almeno dalla gran parte di essi. Ma altrettanto può affermarsi dei politici che hanno e fanno a gara per collezionare figuracce. Giove deve lasciare? Bene, passi la mano a chi si sente in grado di affrontare la vicenda stadio e, soprattutto, abbia capacità economiche importanti. Giove sta giocando? Può darsi, stando ai rumors le sue dimissioni sono una provocazione e soprattutto una maniera di coprire lotte intestine interne: con quali esiti, vien da chiedersi?

Nessuno, e dico: nessuno, mostra rispetto per i cittadini e quindi per i tifosi. Le sceneggiate nei Consigli comunali sono ormai il segnale di una politica che non c’è più: esistono solo la poltrona, gli interessi di bottega, il ‘do ut des’ come regola, le ‘chiacchiere e distintivo’. Il disprezzo sistematico del bene comune.

E il presidente Giove non sfugge a questo modo di fare: il suo percorso è fatto soprattutto di cadute, tra penalizzazioni e una organizzazione tecnica sgangherata (basti pensare al settore giovanile: un’annata devastante), rapporti inesistenti con il cuore della tifoseria per non parlare di quelli inaspriti con la stampa libera. Insomma, non un bell’esempio di gestione, che può vantare pochi risultati esaltanti ma tantissime inefficienze. E siamo buoni.

Nella storia del calcio rossoblu le crisi societarie sono quasi una routine. L’ultima, quella aperta da Giove, pare più complicata. E, quindi, con ancor meno rispetto verso i tifosi. La vicenda dello ‘Iacovone’, certo, è un fattore di non poco conto che, azzardiamo, scoraggerà forse qualche eventuale ‘pazzo’ tentato nell’acquistare il Taranto.

Ma c’è una considerazione amara. Taranto – e perciò anche il calcio rossoblu – è nelle mani di personaggi avidi, che poco hanno a cuore le sorti di una città il cui futuro è una incognita. Masnadieri mascherati da missionari. Filibustieri vestiti da samaritani. E tutti della peggior specie.

Povera Taranto.

Author: Marcello Di Noi

Giornalista pubblicista da oltre 30 anni, è stato a lungo collaboratore del 'Corriere del Giorno', storica testata giornalistica tarantina purtroppo non più in edicola, occupandosi di Sport e principalmente del Taranto, oltre che di pallavolo, contemporaneamente scrivendo per 'La Gazzetta dello Sport'. Ha poi diretto il mensile di cultura e spettacoli free press 'PiGreco', per poi passare a dirigere il quotidiano TarantOggi. Successivamente ha diretto la testata on line 'CorrierediTaranto'.

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