Taranto, finalmente UniTa?

In Consiglio Comunale tutti d’accordo: sì all’Università autonoma di Taranto. Ora arrivino i fatti

Siamo finalmente ad un punto di svolta per l’Università di Taranto? Difficile dirlo, ma dopo la seduta monotematica del Consiglio Comunale che si è tenuta mercoledì, di sicuro ci sono alcuni elementi importanti su cui riflettere.

1. La volontà politica

Il primo fatto da sottolineare è che la volontà politica c’è. E no, non stiamo parlando di quella dei consiglieri comunali che, per quanto importante, purtroppo può molto poco, per non dire nulla. Per istituire una nuova Università, infatti, ci vuole una legge dello Stato. E qui arriva il bello. Come normalmente avviene nei Consigli Comunali monotematici, sono stati invitati a prendere la parola vari ospiti, fra cui i parlamentari eletti nel territorio. Sono stati in tre ad intervenire in videocollegamento da Roma: Dario Iaia (FdI), Ubaldo Pagano (PD) e Vito De Palma (FI); tutti e tre hanno manifestato non solo la propria personale vicinanza al progetto, come ci si poteva attendere, ma anche la totale disponibilità dei rispettivi partiti. Se dunque tre dei principali partiti sono favorevoli ad una legge ad hoc che istituisca un’Università di Taranto (e a questi andrebbe aggiunto almeno il M5S che, per bocca del senatore Turco, ha più volte manifestato il proprio sostegno al progetto), viene quasi da chiedersi perché il dossier sia ancora fermo sulla scrivania del ministro Bernini, tanto più che uno dei tre partiti è quello della Presidente del Consiglio…

2. Serve una quinta Università in Puglia?

In realtà la questione non è purtroppo così semplice. Se la legge attualmente vieta l’istituzione di nuovi atenei un motivo c’è. Eccome se c’è.

L’Italia, come noto, si sta sempre più svuotando di giovani, e a maggior ragione il Sud. I dati letti in aula dal consigliere Liviano fanno spavento: rispetto a dieci anni fa, nelle università pugliesi ci sono 13.000 studenti in meno. Un dato che non può che portare a chiedersi: serve davvero un quinto ateneo pugliese, dopo UniBa, PoliBa, Unisalento e UniFg?

Letta così, la risposta è chiaramente no. E allora perché per Taranto si dovrebbe fare una mossa così folle?

La risposta della politica tarantina è duplice: da un lato, Taranto è la più grande città d’Italia a non avere un proprio ateneo (per dire, una città di cinquantamila abitanti come Teramo ha da poco festeggiato i trent’anni di università autonoma); dall’altro, alla città vengono chiesti da decenni sacrifici per l’interesse nazionale, fra insediamenti industriali e militari; dunque, la comunità tarantina ha diritto ad un investimento straordinario che la compensi dei sacrifici fatti e che, soprattutto, le consenta per il futuro uno sviluppo diverso.

3. La questione delle strutture

Tuttavia, spesso dimentichiamo che l’Università a Taranto c’è già, anche se non autonoma, e la quotidianità di oltre tremila studenti è fatta di sedi sparse per la città, mal collegate (soprattutto quelle al quartiere Paolo VI) e peggio assistite dai servizi essenziali. Per tacere delle vergognose condizioni in cui versa la sede della Facoltà di Economia, al quartiere Salinella, della quale attualmente sono agibili solo due aule, per complessivi 60 posti a fronte di una popolazione di circa 500 studenti.

Come rispondere al degrado e alle difficoltà? Sicuramente con soluzioni di tipo organizzativo, come ad esempio la rimodulazione dei servizi del trasporto pubblico locale, o con strutture più adeguate per il servizio mensa (il presidente dell’ADISU ha ricordato in aula come a Taranto l’agenzia non disponga di strutture proprie né per il servizio mensa né per gli alloggi). Ma soprattutto, per cambiare le cose ci vuole un sogno.

Il sogno è quello di una città veramente universitaria, in cui le vie siano percorse da studenti in attesa di una lezione o di sostenere un esame. E questo non potrà mai avvenire con le sedi sparse per la città così come sono ora: Paolo VI, Salinella, San Vito, Piazza Ebalia, via Duomo; sedi così disperse non consentono la nascita di un tessuto sociale universitario, ma le sedi si riducono ad essere microcosmi autosufficienti con poco dialogo fra loro e con il territorio. Il trend va invertito. Anni fa, in un’intervista che ci aveva concesso sulle pagine del Corriere di Taranto, il rettore del Politecnico di Bari Cupertino ci aveva anticipato la decisione (poi confluita in un protocollo d’intesa con il Comune) di trasferire la sede dei corsi tarantini da Paolo VI alla Città Vecchia. Che fine ha fatto quel progetto? E ancora, che fine farà Palazzo Troilo, in Piazza Duomo, la cui ristrutturazione è ormai praticamente ultimata senza che si sappia nulla del suo destino? Perché non pensare di trasferire lì gli studenti di Economia, la cui sede è ormai fatiscente e potrebbe magari più opportunamente essere riconvertita in edificio scolastico, se pensiamo a quante scuole vivono in costante ricerca di una sede didattica decente?

E infine, come non pensare di accentrare i corsi fra Città Vecchia e Borgo, considerata la disperata necessità di ridare vita a questi due quartieri che sono il cuore pulsante della città? Specie se consideriamo che nel prossimo futuro saranno attive due residenze universitarie, per l’appunto una in Città Vecchia (il palazzo in costruzione a vico Novelune) e una alla fine del Borgo, nello storico immobile di Palazzo Frisini?

4. Il sogno di un ateneo a Palazzo degli Uffici

Nella mozione approvata all’unanimità ha trovato posto anche una vera e propria utopia: trasformare Palazzo degli Uffici nell’ateneo di Taranto. Tutti d’accordo, ma allora cosa significano le voci circolate sulla stampa nei giorni scorsi, secondo le quali l’amministrazione starebbe valutando di cedere la gestione del palazzo a privati? Solo boutade giornalistiche o c’è qualcosa di vero? E se fosse così, a quale amministrazione dovremmo credere, quella che cede il Palazzo o quella che vota per trasformarlo nel cuore pulsante dell’Università tarantina?

Un sogno da rimettere in moto

Pur con tutti questi dubbi, finalmente possiamo affermare una cosa: si è tornati a parlare di Università di Taranto. E si è raccolto il consenso di tutti. Anche delle forze di governo. Dunque senza alcun dubbio ci saranno novità a breve… Giusto?

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

1 thought on “Taranto, finalmente UniTa?

  1. Salvatore Marzo says:

    Un articolo documentato e appassionato. Rendi periodiche e sempre aggiornate le tue informazioni sull’argomento e renderai un servizio utile alla Comunità e alle sue aspettative. Buon lavoro

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll Up