A Taranto va di moda il Consiglio Comunale monotematico

A Palazzo di Città gli spazi di partecipazione democratica si sono molto ridotti, così se ne creano di nuovi

Chi ama tenersi informato sull’attualità cittadina, attraverso testate giornalistiche, blog e social, si sarà visto inondare, negli ultimi tempi, di notizie relative a sedute monotematiche del Consiglio Comunale. Quetso fatto insolito non è una semplice questione tecnica da addetti ai lavori, ma una spia dello stato di salute della democrazia in città.

Un passo indietro: le sedute di question time

Come sempre, per capire il perché bisogna fare un passo indietro. All’inizio della scorsa consigliatura, nel 2017, fu sperimentato per la prima volta a Taranto un nuovo modello di seduta di Consiglio Comunale, quello del Question Time. Ricalcate sulle omonime riunioni parlamentari, le sedute di Question time dovevano essere un’occasione in cui, liberi dagli adempimenti più strettamente amministrativi (approvazione di bilanci, progetti, autorizzazioni), i consiglieri si sarebbero potuti confrontare su questioni più strettamente politiche, discutendo e votando mozioni oppure ponendo delle interrogazioni al Sindaco e alla Giunta per essere informati sull’amministrazione della città.

Tuttavia, sin da subito si palesò un problema insormontabile per il pieno funzionamento di queste sedute: la sistematica assenza del sindaco Melucci. All’inizio le risposte alle interrogazioni dei consiglieri venivano regolarmente delegate al solo vicesindaco, in seguito agli assessori competenti per materia. Poi, con il passare degli anni, sempre più spesso è capitato che le interrogazioni rimanessero del tutto senza risposta, con le opposizioni a dare battaglia perché i punti fossero reiscritti all’ordine del giorno dei successivi consigli finché non si fosse presentato qualcuno in aula a dare dei chiarimenti.

Da qui si giunse ad una drastica modifica regolamentare, uno degli ultimi atti approvati dalla prima maggioranza Melucci. La nuova disciplina dei question time prevedeva che le interrogazioni ricevessero risposta non più in aula, ma per iscritto, senza che l’interrogazione venisse neanche iscritta all’ordine del giorno. Dunque, niente più pubblicità verso i cittadini e niente diritto di replica in aula per il consigliere interrogante. Insomma, erosione di uno spazio di espressione non solo per i consiglieri di opposizione, ma anche per quelli di maggioranza magari meno “allineati” alla politica della giunta su una qualche specifica questione.

Le contromisure

Dopo due anni, sull’onda delle polemiche, il regolamento fu nuovamente modificato con una delibera di consiglio di marzo 2023, che riassegnava ai consiglieri interroganti la facoltà di chiedere che vi fosse comunque una discussione in aula, anche in caso di una preventiva risposta scritta. Tuttavia, sebbene questo abbia restituito dignità alle sedute di question time, non si è risolto il problema principale, e cioè la difficoltà nell’interlocuzione fra le minoranze e il sindaco.

Ecco perché, per reclamare un proprio posto nel mondo, i consiglieri di opposizione hanno deciso di fare appello ad uno strumento sinora riservato a casi di assoluta eccezionalità: il consiglio comunale monotematico.

Si tratta di una modalità di seduta che non è esplicitamente disciplinata dal regolamento, ma di fatto è una particolare modalità di Question Time. Infatti, proprio alla fine dell’articolo 42 del regolamento del Consiglio Comunale (quello che disciplina i question time) si legge:

Può essere convocata “seduta aperta o congiunta del Consiglio Comunale” […] per rilevanti motivi di interesse pubblico. Tali sedute hanno carattere eccezionale e straordinario. Alle stesse possono essere invitati parlamentari, rappresentanti dello Stato, della Regione, di altri enti locali degli enti e degli organismi pubblici e privati operanti sul territorio. […]

Attraverso questo strumento, le opposizioni stanno di fatto costringendo il Consiglio non solo a discutere alcuni temi che rischierebbero di cadere nel vuoto, ma a farlo alla presenza di altre autorità e di componenti della società civile. Ecco perché si è passati dai tre consigli monotematici del 2022 e del 2023 ai quattro del 2024 ai quattro del solo mese di gennaio 2025.

Si tratta, è evidente, di una forzatura, attraverso la quale le opposizioni stanno cercando di mettere con le spalle al muro il sindaco e la Giunta. Ma cosa significa quello che sta accadendo?

Comunque la si pensi e per chiunque si parteggi, è evidente che questa situazione è la spia di una democrazia non sana in città. Se infatti gli ordinari strumenti di confronto politico non sono più sufficienti, vuol dire che il dialogo si è interrotto. E se si aggiunge che buona parte della maggioranza uscita dalle elezioni è ora all’opposizione, e che parti sconfitte alle urne sono oggi in maggioranza, è chiaro ed evidente che il Consiglio Comunale è così logorato da non riuscire più a rappresentare quella forza propulsiva per il rinnovamento della città che tutti attendono con ansia.

La domanda, allora, è solo una: la stiamo davvero seminando questa rinascita?

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

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