Melucci, fu vera gloria?

Finisce in anticipo anche il secondo mandato da sindaco di Rinaldo Melucci. Cosa ci lasciano questi sette anni? E come si ripartirà?

Il copione si ripete ancora una volta. E non c’è nulla da festeggiare per nessuno, nemmeno per i più accaniti rivali dell’ex-sindaco Melucci. Perché una città che per la seconda volta consecutiva manda a casa in anticipo la propria amministrazione comunale è sicuramente una città in cui la politica è ammalata di una malattia grave. Ma ora che si è chiusa definitivamente, possiamo già chiederci che cosa è stata, dopotutto, questa amministrazione Melucci?

Un periodo in chiaroscuro

Di sicuro, quella che si sta concludendo non è una fase qualunque per la storia di Taranto. Tra i fondi CIS, il sogno dei Giochi del Mediterraneo, il nuovo PUG (e una pandemia), questi anni avrebbero potuto rappresentare, e in un certo senso hanno rappresentato, uno spartiacque. È stata una fase, però, in forte chiaroscuro. Accanto a grandi progetti (alcuni avviati, alcuni conclusi, moltissimi rimasti per ora solo sulla carta), ci sono state anche infinite piccole beghe, dichiarazioni al vetriolo, modifiche regolamentari non esattamente democratiche e manovre di palazzo decisamente discutibili. Volendo tracciare un ritratto di cosa è stata l’Amministrazione Melucci, però, qualche punto fermo lo si può mettere.

“Amministrazione Melucci” o “Comune di Taranto”?

Partiamo proprio dal nome. No, non quello di Rinaldo Melucci in quanto tale, ma la definizione “Amministrazione Melucci” che nei comunicati stampa e perfino sui siti istituzionali ha pressoché soppiantato, in questi anni, quella ufficiale di “Comune di Taranto” (e, poi, anche quella di “Provincia di Taranto”).

Potrà sembrare una banale questione terminologica, ma la forma, alle volte, è sostanza. E questa personalizzazione estrema riflette quello che abbiamo vissuto in questi anni. Giunte che andavano e venivano, deleghe assegnate, ritirate e riassegnate più volte, maggioranze con le porte girevoli sempre in movimento, tanto che in questa consigliatura che è appena terminata fatichiamo ormai a tenere il conto di chi fosse opposizione e chi maggioranza. Su tutto, un unico elemento fisso e immutabile: Rinaldo Melucci. Unico ispiratore e punto fermo dell’azione amministrativa di questi anni, certamente non solo per sua inguaribile disposizione caratteriale, ma più che altro in virtù di una legge scellerata che consegna al sindaco un potere pressoché illimitato rispetto a quello della Giunta e del Consiglio. Una personalizzazione esasperata che ha isolato il primo cittadino sempre di più, fino a farlo divenire sospettoso, costantemente in guerra con tutti, dai giornalisti ai consiglieri di opposizione, dal Presidente della Regione fino ai membri della sua stessa maggioranza.

Un Consiglio comunale umiliato

I banchi della Giunta vuoti durante una seduta di Question Time. 2019

A tale personalizzazione ha fatto da cornice un sistematico assenteismo dalle sedute di Consiglio Comunale. Un’autentica umiliazione della massima assise cittadina, con il sindaco regolarmente assente giustificato “per impegni istituzionali” (quale impegno istituzionale più importante che essere nell’aula del Consiglio Comunale?).

E non ci soffermiamo ancora sulle modifiche regolamentari che hanno ridotto i numeri per sfiduciare il Presidente del Consiglio, mettendo una carica di garanzia in mano ai capricci della maggioranza (ne avevamo parlato qui), e su quelle che hanno reso irrilevante il Question Time (ne avevamo parlato qui).

Elettori umiliati

Ma ad essere umiliato non è stato solo il Consiglio Comunale. Come definire altrimenti se non un’umiliazione per gli elettori la manovra di palazzo con la quale a pochi mesi dalle elezioni il primo cittadino e un cospicuo numero di consiglieri, di cui alcuni addirittura eletti all’opposizione, hanno stravolto la maggioranza e i programmi aderendo ad un partito (Italia Viva) che non si era nemmeno presentato alla consultazione elettorale?

Stiamo seminando la rinascita?

Il tracciato delle BRT fra via Cugini, via Polibio e via Dante

In mezzo a questi dati politici, un fermento di pianificazioni e progetti che, però, stenta a vedere la luce. Quando, nel 2018, fu approvato il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, in molti salutarono con estremo favore non tanto e non solo l’insieme degli interventi che si volevano realizzare, ma soprattutto l’approccio sistematico che, finalmente, voleva mettere fine alla sequenza di interventi spot mal collegati e senza filo conduttore. Passati sei anni, che cosa ne è rimasto? Qualche pista ciclabile e un progetto di BRT che definire pieno di criticità è poco (ne avevamo parlato qui).

L’area da riqualificare con il social housing

Stendiamo, poi, un velo pietoso sull’altro grande piano, il Piano Isola Madre, che avrebbe dovuto ridare vita alla città vecchia. I cantieri per il ripristino delle pavimentazioni storiche non sono partiti, tranne un piccolo intervento in Largo Arcivescovado. Dei palazzi da riqualificare, Palazzo Troilo è quasi terminato e ancora non si sa nemmeno che destinazione d’uso assegnargli. Le case a un euro sono state un totale fallimento, e la vera battaglia, quella che dovrebbe ridare vita ai vicoli più disastrati, quella del social housing (ne avevamo parlato qui), è ancora tristemente ferma al palo.

Cosa resta dell’Amministrazione Melucci?

Cosa resta, allora, di questa Amministrazione Melucci? Sicuramente alcuni interventi positivi (il MuDiT, ad esempio), molti grandi progetti, ma un senso generale di incompiuto, che va da Palazzo degli Uffici allo stadio del nuoto, passando per lo Iacovone e i siti archeologici, con il loro “apri e chiudi” intermittente che non consente una vera e sistematica valorizzazione anche a fini turistici. Ma, soprattutto, resta la sfiducia ormai cronicizzata di una città che stavolta, complice la pioggia di milioni di fondi straordinari, ci aveva creduto davvero, alla rinascita.

Da dove ripartire?

Non sarebbe giusto, però, addossare le responsabilità di quanto accaduto solo a Rinaldo Melucci e a chi lo ha sostenuto sino alla fine. Va, anzi, riconosciuto, che l’atteggiamento accentratore e perfino sprezzante dell’ormai ex-primo cittadino, oltre ad essere la naturale conseguenza di una legge feudale che assegna al sindaco un potere spropositato, è stato una risposta (discutibile finché si vuole) ad un quadro politico cittadino atomizzato. Partiti ridotti, quando va bene, a comitati elettorali, senza alcuna presa sui propri stessi eletti. Consiglieri comunali forti di un consenso personale che sembra quasi prescindere dalla collocazione politica, e che possono liberamente scegliere di trasportare il proprio bacino di voti dove meglio sembri conveniente al momento, sulla base di incarichi ricevuti o di collocazioni politiche regionali. Per poi mascherarsi inevitabilmente, al momento delle elezioni, dietro un candidato sindaco “preso dalla società civile”. Quasi che politica e società civile fossero due cose differenti.

La domanda è, allora, inevitabile: stavolta la classe politica tarantina riuscirà a riscattarsi con un sindaco veramente politico a Palazzo di Città? O dovrà nuovamente ricorrere ad un Papa straniero, sperando solo che non ci metta troppo a capire come funziona la macchina amministrativa? Perché, forse è opportuno ricordarlo, da giugno 2025 il nuovo sindaco avrà appena un anno per traghettare la città ai Giochi del Mediterraneo e fare in modo che non si riveli tutto un colossale fallimento…

Lo scopriremo in una campagna elettorale che si preannuncia decisamente caotica…

Author: Alessandro Greco

Docente di Italiano e Storia e giornalista pubblicista. Dal 2015 collabora con "La Vita in Cristo e nella Chiesa", fra le più autorevoli riviste italiane di liturgia, con contributi principalmente sul mondo giovanile e sulla Letteratura (con articoli tradotti all'estero). In passato ha scritto per Nuovo Dialogo e soprattutto per il CorrierediTaranto.it, per il quale è stato prima cronista sportivo e poi cronista politico, sino al 2022. Ha collaborato brevemente anche con "L'Edicola del Sud". È co-autore del documentario in dieci puntate "Taranto, la città nella città - Guida ai vicoli per tarantini distratti (e turisti curiosi)".

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